Pubblicato da: gabriellabefacchia2 | febbraio 5, 2008

Internet e la nuova era della formazione

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WEB 2.0 batte WEB 1.0?

Prima di tutto, diciamo cos’è il web2.0. Viene definita così la nuova era di navigazione in Internet. Il web 2.0 è un termine usato per indicare un generico stato di evoluzione di Internet e in particolare del World Wide Web. I propositori del termine Web 2.0 affermano che questo differisce dal concetto iniziale di web (etichettato Web 1.0), perché si discosta dai classici siti web statici, dalle e-mail, dall’uso dei motoridi ricerca, dalla navigazione lineare e propone un World Wide web più dinamico e interattivo. Un esempio potrebbe essere il social commerce, l’evoluzione dell’E-Commerce in senso interattivo, che consente una maggiore partecipazione dei clienti, attraverso blog, forum, sistemi di feedback ecc. Gli scettici replicano che il termine Web 2.0 non ha un vero e proprio significato, in quanto questo dipende esclusivamente da ciò che i propositori decidono che debba significare per cercare di convincere i media e gli investitori che stanno creando qualcosa di nuovo e migliore, invece di continuare a sviluppare le tecnologie esistenti. Originariamente il web è stato concepito come modo per visualizzare documenti ipertestuali statici(creati con l’uso del linguaggio HTML); questo approccio può essere definito come Web 1.0.In seguito, grazie all’integrazione con database e all’utilizzo di sistemi di gestione dei contenuti, Internet si è evoluta con siti dinamici (come ad esempio i forum o i blog. Da un punto di vista strettamente tecnologico, il Web 2.0 è del tutto equivalente al Web 1.0, in quanto l’infrastruttura di rete continua ad essere costituita da TCP/IP e HTTP e l’ipertesto è ancora il concetto base delle relazioni tra i contenuti. La differenza, più che altro, sta nell’approccio con il quale gli utenti si rivolgono al Web, che passa fondamentalmente dalla semplice consultazione (seppure supportata da efficienti strumenti di ricerca, selezione e aggregazione) alla possibilità di contribuire popolando e alimentando il Web con propri contenuti.

EDUCAZIONE E SECOND LIFE

Molte università e aziende stanno usando Second Life per scopi educativi e formativi, incluse le università di Harvard e di Oxford. Nel 2007 Second Life ha iniziato a essere usata per l’insegnamento di lingue straniere. L’inglese come lingua straniera ha guadagnato una certa presenza in Second Life attraverso varie scuole, incluso il British Council. L’istituto di lingua e cultura spagnola ‘Instituto Cervantes’ha un’isola su Second Life. Una lista di progetti educativi (incluse alcune scuole di lingua) presenti su Second Life può essere trovata sul sito SimTeach.

SECOND LIFE E L’APPRENDIMENTO, NUOVI ORIZZONTI PER INSEGNANTI E FORMATORI

Le possibilità formative in Second Life (SL) sembrano essere immense. Esiste una specifica documentazione, in lingua inglese, che fornisce esempi eccellenti del lavoro altamente creativo che sta avvenendo. Parecchie cose circa Second Life (SL) colpiscono come positive. In primo luogo, sembra ci sia un forte senso di compartecipazione fra i formatori che si sono avvicinati a SL. È come se tutti, indossando la veste dei pionieri, siano andati alla ricerca di terre nuove nelle quali esplorare le possibilità di fare formazione. Chiunque si occupi di informatica e didattica non può che essere incuriosito del gran parlare che si fa dei mondi virtuali, ed in particolare di Second Life; la possibilità di usi didattici dei mondi virtuali solletica la fantasia per immaginare soluzioni innovative nell’utilizzo della telematica nei processi di apprendimento. Second life (in breve sl), con l’obiettivo di un utilizzo didattico, viene visto sia come mezzo per veicolare informazioni didattiche che come strumento di costruzione di contenuti didattici veri e propri. Nel valutare se adottare SL in una istituzione scolastica vanno cercati e analizzati i modi d’uso che effettivamente aumentano le possibilità di apprendimento rispetto al sistema tradizionale, altrimenti SL sarà per molti il giochino utilizzato da qualche docente originale.Trovare le peculiarità che differenziano SL da altri metodi di comunicazione, soprattutto dal web, e sfruttarle per l’uso didattico è l’unico modo per utilizzare proficuamente il mondo virtuale per la didattica; si rischia altrimenti un’altra bolla, un’altra moda che inghiotte risorse e rallenta lo sviluppo di buone applicazioni. Non è più questione di distribuire informazioni come una stazione di rifornimento carburanti e aspettare che l’apprendimento abbia luogo – le nuove generazioni di studenti vogliono essere coinvolte attivamente e sentirsi parte integrante nella costruzione di una comunità di conoscenza collaborativa. Lo scopo di utilizzare uno strumento web 2.0 in ambito didattico sembra infatti essere quello di interagire in maniera più fluida con gli studenti, più “vicina” al loro linguaggio ma soprattutto , fattore da non sottovalutare, migliora la comunicazione tra gli “attori” in gioco…ovvero studenti/docenti.

SECOND LIFE, FORMAZIONE, UNIVERSITA’…

Molte sono le istituzioni didattiche che in qualche modo hanno deciso di essere presenti in second life e molte quelle che prevedono un ingresso a breve. A volte si tratta di una presenza ’simbolica’, un semplice luogo virtuale di incontro, altre volte si tratta di ambienti predisposti per una attiva didattica on line. Si trova su simteach.com un elenco delle principali presenze; analizzando quanto viene proposto si può notare che SL viene utilizzato in tre modalità: 1. come medium; ci si ritrova nel mondo virtuale, in un ambiente più o meno organizzato per la didattica, creando una comunicazione con gli strumenti messi a disposizione: testi, suoni, immagini, navigazione tridimensionale. Il contenuto didattico è indipendente dall’ambiente. 2. come contenuto didattico; la possibilità di creazione di oggetti tridimensionali e la navigazione tra essi consente una esperienza di apprendimento inconsueta. Vengono creati i contenuti didattici (molecole, schede di computer, sistemi planetari, monumenti…) per poterne fruire in una modalità immersiva. Second life, ed in particolare il builder (costruttore di oggetti-mondi) di sl, sono il mezzo per la costruzione di contenuti. 3. come vetrina di presentazione dell’ambiente e delle attività dell’istituzione didattica similmente ad un sito web, consentendo la fruizione virtuale degli ambienti, non necessariamente legati ad una fruizione didattica. Una divisione alquanto limitante. Volendo rappresentare un mondo, non c’è limite alle possibilità d’uso. Ogni docente, una volta capite le potenzialità, può adottare un proprio personale modo
di utilizzo dell’ambiente. La prima tentazione che si propone è quella di ricreare un ambiente didattico ‘classico’, cioè un’aula. Questa è solo una delle possibilità; Non è detto che sia la migliore. Nel mondo reale la didattica è spesso vincolata alla presenza sincrona di docenti e discenti in uno stesso luogo; nel caso di SL ci si può liberare da questi limiti: un corso sulla pittura di Giotto potrebbe più proficuamente essere svolto all’interno della basilica di Assisi, uno sulla metereologia sull’isola NOAA che riporta il sistema di rilevazioni metereologiche statunitensi, e così via. Prima di partire nel realizzare un mondo didattico, chiedersi a quale scopo viene creato e pianificare nei dettagli come risponde ai bisogni, e cercare di analizzare a quale delle tre categorie presentate appartiene il tipo di mondo che si vuole creare; si potrebbe giungere alla conclusione che non è necessario creare un mondo ‘ad hoc’ per l’istituzione didattica, in quanto è presente in SL tutto l’indispensabile per il tipo di didattica che si vuole perseguire.

Come vetrina di presentazione dell’ambiente e delle attività dell’istituzione didattica similmente ad un sito web, consentendo la fruizione virtuale degli ambienti, non necessariamente legati ad una fruizione didattica.
Una divisione alquanto limitante. Volendo rappresentare un mondo, non c’è limite alle possibilità d’uso. Ogni docente, una volta capite le potenzialità, può adottare un proprio personale modo
di utilizzo dell’ambiente. La prima tentazione che si propone è quella di ricreare un ambiente didattico ‘classico’, cioè un’aula. Questa è solo una delle possibilità; Non è detto che sia la migliore. Nel mondo reale la didattica è spesso vincolata alla presenza sincrona di docenti e discenti in uno stesso luogo; nel caso di SL ci si può liberare da questi limiti: un corso sulla pittura di Giotto potrebbe più proficuamente essere svolto all’interno della basilica di Assisi, uno sulla metereologia sull’isola NOAA che riporta il sistema di rilevazioni metereologiche statunitensi, e così via.

Il rischio di fare un buco nell’acqua…

Come è successo all’inizio dell’era del web, c’è il rischio di fare un buco nell’acqua se non si pianificano attentamente le proprie scelte; così come allora sono stati spesi tempo e risorse per costruire siti web inutili, così oggi esiste il rischio di costruire ambienti per la didattica in modo totalmente inutile, sprecando le risorse a disposizione, giungendo fra qualche tempo alla conclusione che second life non serve. Non è difficile notare che, come è successo con i siti web, lo stesso è successo per la formazione a distanza e l’e-learning in generale; molte sono le istituzioni che sono completamente sfiduciate nei confronti della formazione con le tecnologie telematiche, perchè dopo aver dedicato grossi investimenti si ritrovano con un pugno di mosche in mano. Probabilmente sono stati commessi grossolani errori, sia da parte della committenza che da parte dell’offerta, entrambi influenzati dall’onda della moda: i committenti non hanno approfondito l’argomento, si sono fidati dei venditori, hanno comprato a scatola chiusa pacchetti software dei quali non conoscevano il funzionamento, nè tantomeno il ritorno didattico che potevano offrire; spesso è stata ignorata l’intera letteratura della formazione a distanza per vie telematiche (anche del periodo pre-web) per affidarsi a sistemi che ‘magicamente’ avrebbero garantito la formazione degli utenti, senza sforzi e con bassi costi. Da parte dei venditori non sembrava vero di poter piazzare a prezzi esagerati software creati da multinazionali per appiopparli a qualsiasi tipo di realtà formativa.
Prima di buttarsi nel mondo di Second Life, bisogna fare un’analisi dei bisogni formativi e una pianificazione dei metodi con i quali l’uso di SL può rispondere, creando mondi virtuali con una specie di enfasi messianica, ricostruendo ambienti identici al reale e senza utilizzare le peculiarità di quelli virtuali.

Nell’utilizzare sl per la didattica e nel confrontarlo con i sistemi di formazione telematica tradizionale ci si imbatte subito nel diverso concetto di presenza. In SL l’utente è presente nel mondo virtuale in maniera attiva; decide cosa fare, dove muoversi, con chi parlare o meno, è visto dagli altri avatar. Nei sistemi di didattica telematica tradizionale (LMS) spesso si presenta il problema del lurking, ovvero delle persone lurker che si collegano e cercano di non lasciare segni, di non intervenire, non si fanno notare, spesso non partecipano, spiano. La ‘partecipazione’ ad un sito web è quanto mai anonima, protetta dalla barriera di un collegamento che lascia all’utente la possibilità di non esporsi. In second life è obbligatorio farsi vedere, seppur in modo mediato dall’avatar, la presenza non può essere nascosta. Il docente può controllare cosa fanno gli allievi; basta un poco di esperienza per capire se dietro un’avatar c’è una persona attenta o no.

SECOND LIFE
Glossario minimo:

AVATAR: la rappresentazione grafica di una persona in una chat

CLIPBOARD: area della memoria in cui viene conservato un riferimento

INVENTORI: armadio personale in cui conservare gli oggetti e gli script
acquistati o presi girando fra le sim

ORIENTATION: sim dedicata ai novizi di SL dove si impara a muovere i primi
ISLAND passi

SIM: sta per simulation e indica la regione che è stata costruita da un
gruppo di utenti o da un singolo

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